Il diritto alla cultura per combattere la violenza
Sono oltre 20 anni che sto manifestando la mia opposizione interiore alla presenza dei Clan e dei boss nella nostra città, nonostante che abbia dei familiari coinvolti in questa realtà, nonostante che l’insegnamento e la scuola che mi è stata data è stata quella della illegalità, della lotta per la sopravvivenza con la violenza . Oggi vedo che questo accade ancora a migliaia di bambini napoletani, ma per loro è peggio. Quando ero bambino non c’era la droga, non c’erano gli omicidi, non c’era la camorra che conosciamo oggi, c’era solo la camorra politica. Dunque io sono nato a Forcella con tutti questi problemi, in una famiglia particolare, difficile, come difficile è stata la mia infanzia e questa è la forza che io nutro dentro, profondamente dentro di me, che mi fa ribellare alla camorra , io sono nato povero, ma la mia più grande povertà è quella di non avere cultura, l’istruzione e la conoscenza non devono essere negati a nessuno. Quindi se oggi da oltre 20 anni io parlo e mi buttano fuori, mi emarginano, dicendo che non ho il diritto di parlare con il cognome che porto, io sento, non solo, di avere il diritto di parlare, ma il dovere di denunciare, affinché queste cose non succedano più . I giovani di oggi che hanno 20 anni e fanno i camorristi, sono i bambini di 20 anni fa che non sono andati a scuola. E i bambini di oggi saranno i camorristi di domani più feroci di quelli di oggi, se non conosceranno la legalità e il valore della cultura. Si arrestano i genitori, ma non si provvede ad acculturare i bambini.. La presenza di Clan e boss continua ad esserci , se ci sono loro vuol dire che legalità e scuola non sono arrivati. Ma delegare solo alla polizia questo compito non porta a risultati, anche nella zona bene di Napoli, basta girare una traversa per trovarsi “al terzo mondo” o girarne un’altra per trovarsi in Europa. Per terzo mondo intendo lì dove ci sono i camorristi che fanno estorsione, che uccidono, che lasciano crescere i propri figli in strada senza istruzione. Oltre alla pena certa per i camorristi servono istruzione certa e legalità certa. Queste sono le cose per cui dobbiamo lottare per non avere Clan e boss.
Nunzio Giuliano
Dall’incontro sulla legalità svoltosi
all’Istituto Mercalli, in autogestione, il 14 dicembre 2004., promosso dalle
associazioni A.S.C.A. e NO COMMENT, con la partecipazione della redazione mobile
di “POLIS NOVA” il giornale di quartiere (centro antico) sul quale Nunzio
aveva cominciato a scrivere. Nunzio è stato ucciso dalla camorra il 21 marzo
2005
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