Da:

saba

A:

bancoalbranco@yahoo.it

Oggetto:

dalla periferia

Data:

12 dicembre 2005 8:44:26 +0100

 

Prossime fermate: Soccavo, Secondigliano, Chiaiano

 

Scoprii con un certo malumore che il quartiere dove sono nato è in testa alla graduatoria cittadina per spaccio e consumo di stupefacenti. Lo sapevo che il Rione Traiano non è una bella zona, ma quando ti spiattellano in faccia i dati ufficiali, è triste. Tornando dal lavoro qualche mese dopo, me ne ricordai. La corsa del pulman fu deviata perché per terra, in via Tertulliano c’era il corpo di un camorrista ucciso in un agguato. Il via vai ricordava quasi Natale, la massa di gente riversatasi per strada di sera era un fatto inconsueto come quando si va a messa a mezzanotte, o si scende dopo i fuochi per il veglione. Ma tutta quella gente non profferiva verbo, non c’erano nemmeno le solite grida in falsetto delle vedove. Nulla. E allora pensai che avevo vissuto per tutto quel tempo in un posto che equivale alla 167 di Secondigliano.

Una partita di eroina tagliata male aveva, pochi mesi prima, lasciato sull’asfalto un nugolo di ragazzi. Non ricordo più il numero, ma credo una decina. Sei ragazzi, quelli del Muretto, molto tempo prima, erano gli anni novanta, in uno scantinato, chissà come lasciato libero, mi avevano mostrato i tre campetti da calcio, la pista ciclabile e le ex panchine di quel rione.

La bambina di Masseria Cardone, faceva parte di un gruppetto che frequentava un’associazione. Lavoravano in un appartamento. Ruppi il religioso silenzio, imbarazzante, intervallato dalle domande quasi tecniche su come si fa il giornale e il giornalista, appoggiando il culo su un’ala del tavolo. Maria fu picchiata a sangue dalla madre perché aveva scritto e firmato un pezzo su un episodio di cronaca a cui aveva assistito dal balcone di casa. Alcuni ragazzi avevano fracassato i vetri delle auto con delle mazze da baseball. E lei l’aveva visto.

Pochi chilometri a sud, quasi confinante con Secondigliano, Diana faceva fare i compiti, organizzava giochi e feste culturali, in compagnia della sua amica, indiana d’America trapiantata in Italia, nella ex pescheria eletta a sede della sua associazione. Una sottile alchimia regolava il rapporto con i ragazzini. Sulle scale una piccolina, più capelli che altro, si era messa in testa di mascherarsi da qualcosa. Non la facevano entrare dentro, era stata cattiva. Si dipinse il volto e gli occhi con il rossetto. Era davvero buffa.

 

                                                                        Sabatino, uno della periferia.