Da:

Anna Maria Di Vaio

A:

bancoalbranco@yahoo.it

Oggetto:

I BAMBINI: UNA LENTE DI INGRANDIMENTO SULLA CITTA’

Data:

19 gennaio 2006 13:50:34 +0100

 

 

Tutt’eguale song ‘e criature/ nisciuno è figlio de nisciuno/ tutt nati dall’ammore/ se sape comme se nasce ma nun se sape comme se more….

Int’a nu prato verde annà pazzià/ nun s’anna stutà ‘e suonne s’anna fa vulà/ nun s’anna mai deludere/ nun s’anna mai tradì/ nun s’anna abbandunà/ nun s’anna fa suffrì.

Sono le parole di una canzone che Enzo Avitabile ha dedicato a tutti i bambini poveri del mondo, ai quali troppo spesso sono negate le condizioni necessarie affinché possano condurre una vita normale.

Napoli naturalmente non fa eccezione essendo una città dalle forti contraddizioni.

I bambini sono una lente di ingrandimento sulla città: la loro sofferenza è la prova evidente di una società malata, è indice di una più vasta marginalità sociale.

Attraverso loro si manifesta una realtà triste e spaventosa: è sconcertante incontrare, in periferia così come nel centro antico della città, bambini che sembrano aver perso tutta la loro innocenza, costretti a bruciare le tappe della propria esistenza e a crescere troppo in fretta. Nel loro modo di gesticolare, di parlare, si riconoscono gli atteggiamenti di un adulto, ma nei loro profondi sguardi si legge tutta la fragilità, i sogni, le speranze.

Bambini che giocano per strada, che vendono sigarette, messaggeri innocenti di criminali senza scrupoli.

Bambini che non vanno a scuola, che rubano, che insultano e toccano il sedere alle studentesse, bambini che lavorano.

Queste sono immagini sulle quali si è speculato e si continua a speculare: i bambini, insieme alla pizza, ai panni stesi, ai bassi, alla camorra, hanno alimentato spesso la visione stereotipata della città, sia attraverso i racconti che attraverso la cronaca e le immagini fotografiche. Ma proprio la fotografia, se intesa come indagine approfondita, meditata, può diventare un mezzo eccezionale per comunicare, chiarire e denunciare simili situazioni.

La fotografia opera un “taglio” della realtà tutt’altro che ripetitivo della realtà stessa, attraverso cui è possibile fare controinformazione; evitando qualsiasi atteggiamento puramente descrittivo e qualunquista e ponendosi, invece, nei confronti della realtà in un rapporto di interazione.

Non si può certo dire che non si faccia informazione sui bambini e sugli adolescenti, piuttosto, si fa male, in modo scandalistico.

E’ necessario risalire alle vere ragioni che spingono un ragazzino a montare sul proprio scooter e a picchiare i passanti, schiaffeggiandoli in corsa. Quindi bisogna tener presente le loro frustrazioni, la totale mancanza di stimoli, di infrastrutture, di spazi disponibili, di possibilità. Si, perché educati esclusivamente alla legge del più forte e inconsapevoli delle proprie scelte, ignorano le alternative che la vita può offrire.

Tutto contribuisce a renderli potenziali criminali. La situazione socio-economica: la povertà, la mancanza di un lavoro stabile in famiglia, la disoccupazione endemica.

La Costituzione Repubblicana dichiara che la Repubblica è fondata sul lavoro, la dignità del quale non è accessoria ma fondamentale. Lavoro e dignità sono due condizioni spesso estranee alla realtà napoletana, costretta a fare i conti con il lavoro nero, il sottosalario, il supersfruttamento e la mancanza di qualsiasi forma di garanzia.

Per non parlare poi della situazione socio-abitativa: basta camminare per le nostre strade senza i paraocchi ed aguzzando la vista e ci si rende conto che molti sono i casi di ambienti malsani e degradati, molte le lotte per ottenere una civile abitazione, pochi gli interventi risolutivi. Basti pensare che i bassi, che sin dal periodo del colera del 1884 furono dichiarati inabitabili, sono tutt’ora adibiti ad abitazione ed anche a sede lavorativa.

Gli abitanti dei bassi hanno spesso considerato come unica ancora di salvezza l’assegnazione di una abitazione che abbia almeno la parvenza di una casa dignitosa in quartieri lontani dal centro storico, anche se marginali e periferici come Secondigliano. Pensano di potersi liberare dal proprio inferno ignorando il processo di totale ghettizzazione che si realizza in questi quartieri dormitorio; dove è facile soffrire crisi di identità, di appartenenza; in un luogo, poi, come Scampia, dove persino il nome del quartiere è anonimo, è conosciuto infatti come la 167, tutto è reso ancora più difficile e troppi sono gli ostacoli perché si possa produrre una coesione socio-culturale di quartiere.

Molti dei problemi che affliggevano la città cento anni fa sono praticamente gli stessi che oggi dividono la società in due realtà estranee. Accanto alla Napoli dei borghesi che passeggiano, che tranquillamente fanno le loro compere o che appaiono presi dalle sfrenate corse imposte dai ritmi della società contemporanea, c’è la Napoli del proletariato e del sotto proletariato.

Diverse sono state le iniziative per rendere Napoli una città moderna. Certo c’è più ricchezza, il tenore di vita è cambiato, ma dietro questa maschera si annidano condizioni di vita durissime. I drammi sociali, le deficienze varie sembrano immutabili.

Calcando le parole di Attilio Wanderlingh ne “Il recupero della memoria attraverso le fotografie”, è come se la città scivolasse da un regime all’altro mantenendo sempre intatta una fondamentale e perniciosa scelta: partire dalla città astratta, fatta di strade, di monumenti, di opere pubbliche, di conclamati quanto inutili grandi progetti, nella speranza di arrivare da qui al cittadino reale. Mai l’inverso, e cioè una politica di interventi che parta dalla materialità delle condizioni di vita della gente per arrivare a delineare, da questi bisogni, una nuova idea di città.

Mobilitarsi partendo da una reale presa di coscienza delle limitazioni alle quali sono sottoposti i bambini, nelle mani dei quali è riposta la speranza di un futuro migliore, è la strada giusta per ottenere risultati concreti.

Insegniamo ai bambini a disegnare, a dipingere, a suonare, a recitare, ad amare, a godersi tutta la loro spensieratezza.

Diamo loro la possibilità di scegliere consapevolmente tra il bene e il male, e la ricompensa sarà grandissima, perché salvare anche un solo bambino significa salvare il mondo intero.                                                                       

                                                                           

                                                                           Anna Maria Di Vaio