Napoli, una violenza in “comodato d’uso”

 

 La truffa degli stipendi gonfiati al Comune, (230 dipendenti coinvolti, un danno da 2 milioni di euro) le continue denunce a carico del corpo dei vigili urbani per corruzione e per false certificazioni, inventate, per “esonerarsi” dal servizio attivo, l’apprendere che quasi un’intera caserma di Carabinieri dell’area Flegrea è oggetto di indagini  per sospetta collusione con la criminalità, sono fatti che obbligano a riflettere.  La città soffoca tra emergenze sociali continue, la disperazione dei senza lavoro è diventata rabbia da guerriglia urbana, la moltitudine di senza tetto e di extracomunitari nulla tenenti, che sopravvivono di stenti e di carità, è impressionate. Soggetti disagiati e sofferenti, ulteriormente danneggiati da migliaia di falsi poveri, beneficiari di assegni e sussidi, sottratti alle casse di una distratta amministrazione contabile. Una città in cui i diritti negati diventano un redditizio mercato nero dei bisogni, ad uso e consumo di criminali e di amministratori corrotti. Una città dove nessuna istituzione sembra sottrarsi, leggendo la cronaca giudiziaria, alla cultura dell’arroganza e del disprezzo della legalità e della solidarietà. Una città su cui si consumano una media di 130 atti vandalici a settimana, con una spesa giornaliera di 7 mila euro. Una città dove gran parte dei commercianti che pagano il pizzo alla camorra, con la coda tra le gambe, non si fanno scrupolo di sfruttare a nero, per meno di 2 euro ora, ragazze e ragazzi "eternamente apprendisti". Una città dalla violenza perpetua, una città che incoraggia "la furberia a tutti i costi", dove il 60% dei cittadini paga anche per il 40% degli evasori cronici, costi di servizi mediocri. L'illegalità minuta, incoraggiata da decenni di tolleranza,  si è trasformata nel tempo, in gran parte del centro e della periferia, in un governo ombra della prevaricazione, imponendo ai residenti un quotidiano di sottomissione e di violenza.  Per smantellare la cultura camorristica è basilare che la legalità sia intesa, dai napoletani, come strumento garantista e non come ostacolo alla propria sopravvivenza. E' necessario, per cambiare "lo stato delle cose", costruire un antagonismo dell’agire che sovrapponga, alla cultura dell’arroganza, la cultura del bene comune,  con uomini e donne delle Istituzioni, che nei fatti, sappiano vedere e agire, invece che non sentire, non vedere e non agire. Se nei quartieri del disagio le regole, della civile convivenza, sono  sostituite dalle regole condominiali di clan camorristi e delinquenti comuni, allora la riconquista del territorio ai valori della legalità e alle regole della società civile deve, obbligatoriamente, passare attraverso il controllo e la conoscenza del territorio. Perché è negli androni dei condomini ostaggi che mettono radice i piccoli e  grandi soprusi e le prevaricazioni che costruiscono nel tempo le basi di una camorra di vicolo, che diventa governo di quartiere e che infine inquina e destabilizza il governo democratico della città. 

 

Questo documento è la sintesi del progetto denominato “Tenere Banco al branco”, realizzato  dalle associazioni Asca e No Comment, tra aprile e dicembre 2005, con il contributo della Regione Campania. Progetto che affronta il tema della violenza urbana a Napoli. Realizzato con la collaborazione di  studenti universitari e residenti del centro antico. Sono stati intervistati, con metodo privacy, un campione di 100 famiglie alle quali è stato chiesto: <<quali le cause che contribuiscono al  proliferare nella cultura camorrista e quali gli strumenti che occorrono per recuperare alla legalità le aree assoggettate al controllo criminale?>>

 

 Relazione di Alfano Antonio, giornalista no profit, della NO COMMENT

 

        Telegramma del 18 novembre 98, inviato da due genitori, al prefetto di allora. 

Questo il testo: Borgo S. Antonio Abate, via del Sopramuro, 48 banchetti di vendita all’ingrosso di sigarette di contrabbando. 24 0re su 24 un affare di camorra consumato alla luce del sole. Su 2 km. q. di suolo pubblico, sotto gli occhi e l’indifferenza di tutti. Un’incomprensibile tolleranza, verso i senza legge, che non sappiamo spiegare ai nostri figli, quando ci chiedono a cosa serve educare alla legalità, se trasgredire sembra tanto lecito.

 

Sono passati circa 11 anni , ebbene, provate a passare oggi da quelle parti, non è cambiato niente!