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Da: |
Stefano Trani |
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A: |
bancoalbranco@yahoo.it |
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Oggetto: |
Napoli, buoni e cattivi |
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Data: |
7 gennaio 2006 12:22:31 +0100 |
Buoni & Cattivi
Spesso tutti noi, buoni e cattivi (in realtà i buoni andrebbero descritti come spettatori ed i cattivi come vittime di un sistema in parte creato da loro) tolleriamo la mancanza di diritti, ignoriamo o quasi non percepiamo quale sia il livello minimo qualitativo di vita - francamente raggiungibile analizzando le nostre abilità - poiché poniamo sull’altro piatto della bilancia gli aspetti originali ed unici di una vita da napoletano, i vantaggi indiscutibili di un clima alleato, un’eredità notevole pervenutaci dalla storia, un’identità precisa nel panorama culturale mondiale e condiamo il tutto con frasi quali “l’arte d’arrangiarsi”, “la nostra città è una palestra di vita”, e perché no … “vedi Napoli e poi muori”.
Attualmente non esiste alcun vaccino o cura in grado di debellare la violenza gratuita e l'atteggiamento camorrista (attenzione, non mi riferisco al fenomeno di un'organizzazione, ma ad una tipologia comportamentale) dai quartieri della nostra città, perchè la piaga ha infettato il tessuto sociale della popolazione ed è entrata nel patrimonio genetico di Gennaro Esposito.
In assonanza con un linguaggio farmaceutico, sono dell’opinione che prescrivere un antinfiammatorio o un sedativo non farebbe altro che posporre per poi ingigantire il problema cosi come una fiamma importante quando è accarezzata dal vento, sembra rimpicciolirsi ma in realtà si espande ed aumenta d’intensità.
Ritornando al nostro amatissimo signor Gennaro, senza dimenticarci di sua moglie e dei suoi dolcissimi pargoli, ai presenti la situazione di precarietà esistenziale (direi quasi di insicurezza) non dà un estremo fastidio, anzi qualcuno potrebbe giurare (non io) che agli stessi l’atmosfera da set cinematografico piace, forse perché, per dirla all’americana, è trendy o magari cool. In fondo, paese che vai, usanze che trovi!
L’aria pulita (priva di scorie quali la violenza), non credo sia incompatibile con le caratteristiche della nostra città, altrimenti dovrei legarmi a sensazioni come la rassegnazione ed a concetti quali la superstizione e la maledizione; dovrei ritenermi un balordo che cova all’interno un’irrefrenabile istinto violento e di conseguenza dovrei stare alla larga da te! Non è cosi. Napoli può riscattarsi, ma ha bisogno dello sforzo - o meglio dell’esercizio - delle sue parti sociali, nessuna componente esclusa, poiché sono alcuni suoi valori a dover essere messi in discussione.
Lo stereotipo del “napoletano furbo”, esportato ovunque con fierezza ed associato ad una rara specie d’intelligenza (chissà quale), va demolito; esso non è altro che la rappresentazione di un’immagine convalescente che crea suoi cloni con una disarmante facilità, popolando il golfo di personaggi pietosi. Ecco perché Ciro, il figlio di Gennaro, si sente in diritto di scorazzare per il centro col motorino - altrimenti a piedi ci fa una figura - come un imbecillozzo (e ti posso garantire in base a delle mie chiare percezioni che non si sente un idiota), pestare qualcuno come aperitivo, pavoneggiarsi nel branco per ottenere il rispetto dei suoi simili. Lui in fondo non è che l’ala estremista del partito dei furbi fondato dal suo amatissimo padre Gennaro.
Tuttavia non è questa la notizia bomba, in realtà la madre delle perversioni è che il signor Gennaro piace un po’ a tutti noi napoletani, anzi più che altro nutriamo simpatia per questa figura, tentiamo quasi di inserirla in un circuito culturale, soprannominandola Masaniello.
Nella mia città (mia, per la percezione che ho di essa) quasi tutta la popolazione è composta da persone perbene, sono pochi i “cattivi”, anche se hanno purtroppo una voce che si sente ovunque. Tuttavia sono dell’opinione che i camorristi (ripeto, non quelli tipici organizzati) sono radicati un po’ ovunque; tutto ciò non dipende dalla precarietà economica, ne tanto meno da una mancanza di cultura, di educazione o senso critico, niente di tutto questo mio caro Antonio.
V’è bisogno di una cura a base di valori, le armi sono la laboriosità e l’amor proprio, una crescita culturale di tutti (prendendo in considerazione la cultura nella sua accezione positiva), il limite è il rispetto; il resto poi è di una millenaria bellezza, perché a Napoli il genio e la fantasia, il gusto e la raffinatezza, la passione e la sensibilità ci sono da sempre, solo che forse siamo in pochi a saperlo!
Certo bisogna pur dire che il contesto generale del momento, i valori che produce (o forse eredita) la nostra società, che crea dei perfetti consumatori a sua immagine e somiglianza, non perorano la nostra nobile esigenza di riscatto. Bisogna anche constatare che un po’ ovunque (ma da noi davvero si esagera) la violenza fine a se stessa è fashion, quasi tollerata, perché si dice che sia l’handicap, l’inevitabile prezzo da pagare, quando si fa la scelta di vivere in un grande agglomerato urbano.
Gennaro questi svantaggi li conosce e per questo si adegua al sistema (è un Darwiniano), cosi come Pasquale, suo figlio primogenito e fratello di Ciro, che a differenza del più piccolino si rimbocca le mani e va a lavorare in una pizzeria. Pasquale lavora tantissimo e non esce mai dal suo quartiere (perché è nato in cattività) vive di stenti, ma veste capi firmati e con quello che guadagna si compra un’automobile da urlo, di quelle che ci fai una bella figura, ma per potersela permettere non fa nient’altro, perché questo è ciò che davvero desidera, questi sono i suoi valori: a lui importa fare il giro per il quartiere con la sua auto da sballo in modo che tutti possono vederli (Pasquale e la sua mitica auto). Non investirà di certo in altro, perché “l’altro” non gli interessa, rappresenta valori differenti.
I miei personaggi fanno parte tutti di una determinata classe sociale, ma il nostro camorrista (sarebbe più opportuno definirlo prepotente) sa essere chiunque ed appartiene ad ogni classe; lui tollera la città-pattumiera, sostiene che sono i tempi ad essere cambiati e che il mondo non è più come una volta, critica tutto e tutti, ma poi non compra mai il biglietto per l’autobus, condanna il sistema, ma poi prende una sospetta pensione d’invalidità, e lo sai come fa a cavarsela mio caro Antonio? … E’ un gran simpaticone e si fa voler bene da tutti.
Coloro si esibiscono in violenza gratuita sono solo estremisti, portabandiera di valori malati, sono lo squadrone di Ciro, le teste di cuoio dell’esercito di Gennaro il moderato.
Mi Verrebbe da dire (ma forse è una tesi troppo pagana) che se il nostro fotogenico Vesuvio per tutto questo tempo non ha mai aperto bocca e si è limitato a farsi fotografare come un adone dai turisti, forse sarà perché gli facciamo veramente pena e non gli va di infierire; in realtà non è stato zitto perché improvvisamente si è messo a fare il modello.
E’ tutto, vado a ballare una tarantella !