Napoli, sopravvivenza urbana

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Sono trascorsi 14 anni da quando, nel 2006, furono resi pubblici i risultati di un progetto culturale denominato “Banco al Branco” , realizzato da due associazioni napoletane: l’A.S.C.A. (Associazione per lo Sviluppo del Centro Antico) e la No Comment (Associazione di volontariato culturale per la documentazione visiva no profit). Il progetto si proponeva, attraverso il  monitoraggio quotidiano di alcune aree cittadine, di evidenziare le cause che determinavano il proliferare della violenza urbana e dell’illegalità di strada all’interno del loro contesto sociale e urbano. Al progetto, che comprendeva un corso gratuito di fotografia sociale, parteciparono studenti universitari e residenti del centro antico di Napoli. I volontari intervistarono, nel rispetto della legge sulla privacy, un campione di 100 famiglie residenti nella 4° Municipalità, alle quali posero un’unica domanda: << quali sono le cause che favoriscono il proliferare della cultura camorrista e quali strumenti sarebbero utili per sconfiggerla?>>  Il 70% degli intervistati dichiarò che la  “disobbedienza incivile generalizzata”, presente in certi quartieri della città, era da imputare, in parte, alla scarsa attività delle Istituzioni nell’esercitare vigilanza a tutela della civile convivenza e che  l’assenza  dello Stato aveva incoraggiato centinaia di famiglie, disagiate economicamente, ad esercitare alla luce del sole diverse attività illegali, sotto il coordinamento della malavita rionale, tra le quali la vendita all’ingrosso di sigarette di contrabbando  e lo smercio di prodotti contraffatti.
Le associazioni, prendendo atto dei suggerimenti dei cittadini proposero, il 3 marzo 2006, nell’assemblea pubblica “Legalità e serenità dei cittadini”  promossa dall’allora candidata a Sindaco, la Senatrice Rosa Russo Iervolino, tre condizioni essenziali per recuperare alla legalità i territori in comodato d’uso della criminalità rionale:
A) Il censimento periodico dei bisogni di sopravvivenza e di vivibilità urbana della popolazione residente nei territori con alto disagio sociale e garantire, nelle aree in ostaggio della criminalità, la presenza del poliziotto o del vigile di prossimità .

B) La promozione, a favore dei disagiati economici, di iniziative occupazionali nella manutenzione degli spazi pubblici. Coinvolgendo, con trasparenza, cooperative di servizi interne al quartiere. Apertura di mercatini rionali dell’usato, esentasse,  per i senza reddito e progetti sul turismo della memoria, coinvolgendo gli anziani del quartiere.

C) Un piano di rieducazione, per tutti i cittadini, al rispetto delle regole della civile convivenza e alla valorizzazione del senso civico,  attraverso anche la distribuzione di opuscoli coinvolgendo, nel progetto, le Municipalità e le Istituzioni scolastiche.

Dalle interviste veniva anche evidenziato come la cultura dell’arroganza si manifestava e metteva radici all’interno dei condomini, dei quartieri più disagiati,  attraverso la pratica quotidiana di piccoli e grandi soprusi da parte di famiglie di delinquenti che costruivano nel tempo le basi di una camorra di vicolo, che poi diventava governo di quartiere e che infine inquinava e destabilizzava, con la cultura dell’arroganza, il vivere quotidiano di gran parte della città.
In quel periodo a Napoli si consumavano una media di 130 atti vandalici a settimana, con una spesa giornaliera per l’amministrazione  di 7 mila euro. Risultava che il 60% dei cittadini pagava, in cambio di Servizi Pubblici mediocri,  anche per gli evasori cronici. C’erano commercianti che sborsavano, impauriti e omertosi, il pizzo alla camorra, ma non si facevano scrupolo di sfruttare a nero, per meno di 10 euro al giorno, ragazze e ragazzi in cerca disperata di un lavoro. E nella città  stordita  da una confusione perpetua, branchi di minorenni si divertivano, durante il fine settimana, a massacrare di botte gli studenti fuori sede. Lo facevano per noia.
Oggi, a distanza di 16 anni, cosa è cambiato?
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                tonylaruspa
Cronaca dai territori occupati dalla Mala Napoli
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